Monday, 14 February 2011
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CARBURANTI ECOLOGICI, così Palermo vuole uscire dall’inquinamento
Innanzitutto una buona notizia: “Il Comune di Palermo è in prima linea nella lotta all’inquinamento atmosferico e, già da quest’anno, sono in programma nuove azioni per il potenziamento della rete distributiva di carburanti ecologici, in particolare carburante GPL e metano”. Questo annuncio proviene da fonti più che autorevoli, e contribuisce indubbiamente a dare una speranza in più al mercato delle auto ecologiche, in cui Fiat rappresenta una realtà leader a livello internazionale.
A dichiararlo è stato infatti l’on. Francesco Scoma, Vicesindaco di Palermo, nell’intervista rilasciata in esclusiva a “Fair Play”.
D. On. Scoma, prima di parlare delle azioni previste per il potenziamento della rete distributiva dicarburanti ecologici, partiamo dall’attualità: che situazione sta attraversando la città di Palermo dal punto di vista dell’inquinamento?
R. Anche se Palermo, con i suoi quasi 690.000 abitanti, non si può definire una metropoli, vive tuttavia dal punto di vista atmosferico i problemi di una grande città. Più volte, nel corso degli ultimi anni, è stato superato il livello di guardia per le polveri sottili, che rappresentano un autentico pericolo occulto per tutti noi. In qualità di amministratore con delega al traffico e alla mobilità, mi sento quindi coinvolto in prima persona per mettere in campo azioni concrete che migliorino sia nel breve sia nel lungo periodo la qualità della vita di chi risiede e di chi lavora a Palermo.
Andiamo subito al tema centrale di questa intervista:
D. il potenziamento della rete distributiva di carburanti gassosi sul territorio comunale. Un progetto possibile nel breve termine?
R. L’Amministrazione Comunale crede fortemente nello sviluppo di una fitta rete distributiva di carburanti gassosi, in particolare di metano, per ridurre in maniera drastica e duratura l’inquinamento atmosferico della nostra città. Ovviamente, va premesso che per attuare un discorso serio il ragionamento va esteso all’ambito regionale, e non a caso oggi in Sicilia esistono già quattordici stazioni di servizio fornite di gas metano. Per il caso specifico di Palermo, attualmente contiamo una sola unità di distribuzione, ma giungeremo almeno a quadruplicare la disponibilità nel corso di un paio d’anni. Il Progetto Metano, del resto, attivato ormai da oltre dieci anni a livello nazionale, sta cominciando proprio in questo periodo a dare i suoi frutti.
D. Si dice che le istituzioni debbano sempre essere le prime a dare il buon esempio. Il Comune di Palermo adotta auto a basso impatto ambientale?
R. Da questo punto di vista, se mi è concessa una punta d’orgoglio posso affermare che il nostro Comune è una realtà all’avanguardia: già dal 2002, in dotazione all’Amministrazione ci sono oltre 120vetture a doppia alimentazione metano/benzina e, negli ultimi tempi, stiamo introducendo anche l’uso di vetture elettriche. Ovviamente, come è giusto che sia, anche su questo fronte non ci sentiamo arrivati, e continueremo gradualmente l’aggiornamento del nostro parco macchine per essere un Comune virtuoso e sensibile alla tematica della sostenibilità ambientale. Il già citato potenziamento della rete distributiva di carburanti gassosi sul territorio comunale, va proprio in questo senso.
D. Per mettere in atto azioni concrete a salvaguardia dell’ambiente, ognuno deve naturalmente fare la propria parte. Questo vale tanto più per le istituzioni e i soggetti imprenditoriali. In tale ambito, cosa chiede il Comune di Palermo a una realtà importante come il CSA e cosa può dare invece il Comune di Palermo al CSA?
R. Il Consorzio Servizi Auto è senza alcun dubbio un patrimonio di tutta la Sicilia, Palermo compresa. Tanto più in un periodo come quello contingente, dove fare impresa è ancora più difficile della norma, una simile associazione va indubbiamente incoraggiata e, perché no, mi auguro anche emulata negli ambiti produttivi più diversi. Da parte del Comune, la richiesta al CSA non può che essere quella di continuare la propria attività come ha fatto fino ad ora, potenziando sempre più la promozione di unamobilità “amica” e sostenibile. Viviamo in un’epoca in cui l’interesse del singolo dovrebbe sempre più coincidere con l’interesse comune. Da parte nostra, posso assicurare fin d’ora un vivo interesse dell’Amministrazione, per quanto di nostra competenza, alle sollecitazioni e agli stimoli che ci arriveranno dallo stesso CSA.
Wednesday, 05 January 2011
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E’ CAMBIATA L’AUTO o il modo di venderle?
Intervista a Quattrocchi, direttore del Consorzio Servizi Auto Sicilia.
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D. Direttore Quattrocchi, cominciamo innanzitutto a dare dei numeri a livello locale.
Quale situazione sta vivendo il mercato siciliano dell’auto?
E qual è il posizionamento del marchio Fiat?
E’ rispettata la media rispetto alla situazione nazionale o la Sicilia rappresenta per alcuni aspetti una realtà a parte?
R. Parlando strettamente di numeri, il mercato siciliano sta seguendo la tendenza nazionale che ci vede ancora sotto la grande ondata di ordinativi dello scorso fine anno. E’ quindi un mercato fortemente sostenuto nelle immatricolazioni (+25% rispetto al pari periodo gennaio/ marzo 2009) a causa della fine degli incentivi alla rottamazione statale, ma che sta inevitabilmente subendo un forte rallentamento nelle acquisizioni.
Dovendo raffigurare graficamente questa situazione “anomala”, vedremmo due curve distanziate di qualche mese:
quella delle vendite con un picco a fine dicembre 2009, quella delle immatricolazioni con lo stesso picco a marzo. Al 31 marzo 2010 si sono chiusi improrogabilmente i termini di immatricolazione di queste vetture, per cui abbiamo assistito ad un boom di targhe cui succederà un inevitabile stallo nei successivi 2, 3 mesi. Il mercato siciliano potrebbe risentire maggiormente di questa situazione, dovuta al fatto che il parco circolante al Sud Italia è mediamente più anziano di quello delle altre parti del Paese.
Ciò significa che si è fatto ricorso alla rottamazione più che altrove (in Sicilia le immatricolazioni segnano un +35% rispetto al pari periodo gennaio/marzo 2009) e pertanto chi doveva sostituire la vettura rottamando quella vecchia, ha largamente approfittato della fine degli incentivi statali.
Il riflesso sul mercato di quest’anno potrà essere quello di una contrazione delle vendite sostenute da una semplice attività di “sostituzione”, ovverocambio la vettura solo perché costretto (guasti irreparabili; divieti di circolazione in aree urbane, ecc.).
In questo scenario che si prospetta alquanto negativo in assenza di sostegni alla rottamazione, il marchio Fiat mantiene la leadership sul mercato, incrementando la propria quota di quasi un punto percentuale (26% circa nei primi tre mesi dell’anno) grazie al contributo di vetture qualitativamente ottimali (vedi la nuova Punto Evo). Al resto delle perfomance hanno certamente contribuito l’inossidabile Panda (grazie anche alle versioni GPL) e la 500.
E’ da notare in ogni caso che le performance del brand Fiat in Sicilia sono migliorate pur non potendo contare su una distribuzione uniforme dei rifornimenti di metano.
D. Cosa c’entra?
R. E’ presto detto: grazie agli incentivi statali sulle vetture GPL e metano, alcune regioni d’Italia hanno potuto assistere ad un notevole incremento delle vendite di queste vetture ad alimentazione ibrida: regioni come l’Emilia Romagna, dove esiste già da anni una distribuzione capillare dei rifornimenti di metano per autotrazione, circa il 30% del venduto Fiat è costituito dalle versioni a metano, tecnologia nella quale il marchio è leader quasi assoluto.
In Sicilia tale diffusione è limitata a pochi centri, specie nel versante orientale dell’isola, mentre altre aree ne sono del tutto prive (v. Trapani). E’ l’ennesimo paradosso di cui la nostra terra è decisamente piena: siamo letteralmente attraversati dai grandi metanodotti che dal Nord Africa si dirigono verso il resto del Continente, ma di questo copioso “fiume” ci rimangono pochissime gocce.
Questa situazione ovviamente rallenta parecchio la motivazione all’acquisto da parte di enti e privati, per cui l’ottimo di risultato di vendite a livello locale è da leggersi come un’ulteriore forza del Marchio e della sua ben radicata rete dei concessionari.
D. Parliamo di vendite.
R. Tanto più in un periodo come quello attuale, la figura del venditore recita un ruolo fondamentale per una concessionaria auto.
D. E’ cambiato qualche cosa nelle tecniche di vendita rispetto a una decina di anni fa? In caso affermativo, che cosa?
R. Questo è un argomento apparentemente semplice da affrontare, ma che nasconde una vera e propria rivoluzione oserei dire “culturale” del ruolo del venditore. Se proviamo a leggere questo ruolo in ottica cliente, non vi è dubbio che oggi rispetto al passato il venditore è più vicino alla figura di un consulente, dovendo gestire informazioni di carattere finanziario, a volte di fiscalità, certamente tecniche, laddove il cliente oggi più che mai grazie ai canali informativi specializzati (stampa e internet) arriva in concessionaria con un grado di preparazione a volte stupefacente.
Il ventaglio di prodotti che il venditore può oggi gestire è quindi notevolmente ampio:
- la scelta del finanziamento più appropriato (circa l’80% dei clienti auto compra con una dilazione di pagamento),
- la gestione dei rifiuti delle finanziarie, proponendo strumenti alternativi quali la cessione del quinto;
- i prodotti accessori al finanziamento, quali assicurazioni e garanzie estese.
Sono solo alcuni esempi del grado di preparazione che oggi il venditore di un bene di proprietà (siamo ancora culturalmente lontani dal mondo anglosassone che da questo punto di vista predilige sempre di più la formula del noleggio piuttosto che l’acquisto in proprietà), che è classificato come il più importante ed impattante sulla famiglia dopo la casa, deve raggiungere nel suo background professionale.
D. Sintetizzando al massimo, si può indubbiamente affermare che un affare si conclude quando domanda e offerta si incontrano. Ma a proposito di domanda, cosa richiede oggi il consumatore a una concessionaria auto? In altri termini, cosa è cambiato nel suo atteggiamento rispetto al passato?
R. Come già accennato prima, oggi non v’è dubbio che il consumatore è più consapevole. E’ più preparato tecnicamente, pone domande specifiche sul prodotto e sul servizio. Sa bene che la gestione del suo acquisto è un impegno non indifferente per il proprio portafogli per tutta la durata del bene.
Le normative anti-inquinamento dei centri urbani, l’inasprimento delle sanzioni stradali, l’aumento del prezzo del carburante, le rate del finanziamento, le tasse auto, la svalutazione della vettura… La scelta inconsapevole dell’acquisto può rivelarsi un boomerang micidiale per il consumatore. Oggi quindi la concessionaria deve essere una sorta di seconda casa per il cliente (non solo in termini estetici) e deve pensare a lui non come una “vittima” da spennare ma come un “promoter” (per dirla in gergo Customer Care), in grado cioè di orientare la scelta della sua cerchia di familiari e dei suoi amici verso il nostro prodotto e le nostre concessionarie.
D. “Noi non possiamo prevedere il futuro, ma dobbiamo essere ben preparati per affrontarlo”. Così disse, già nel V secolo a.C., il grande politico e oratore greco Pericle. Trasponendo il tutto alla situazione che sta vivendo il mercato dell’auto nell’attualità, quali sono in base alla Sua esperienza quegli elementi che potranno rilanciare il settore?
R. Vi è sostanzialmente un dato su tutti che ci fa comprendere le forti problematiche che vive il settore dell’auto: l’eccesso di produzione. Oggi si producono più vetture di quanto sia in grado di assorbirne il mercato. Ciò è ancor più vero per quei mercati cosiddetti “saturi” o “maturi”, quali quelli occidentali. Da un lato quindi i paesi emergenti (Cina ed India) “spingono” con prodotti low-cost, magari non eccelsi a livello qualitativo, ma che rispondono ad una specifica richiesta del mercato: il prezzo.
Dall’altra le case europee tentano di rispondere creando forti aggregazioni per mantenere i livelli della produzione ad una quota definita “vitale”. Il caso Fiat-Chrysler ne è un chiaro esempio tra i tanti. E’ difficile quindi potersi lanciare in previsioni di medio - lungo termine in un momento in cui la congiuntura internazionale non ha mollato ancora la presa ed il settore si trova ancora in una fase di ridefinizione degli equilibri globali.
Quello che possiamo azzardare oggi è una previsione di breve calata in contesti socio-geografici ben circoscritti. La ricerca di economie di scala quali valide alternative alla perdita di margini sulla pura vendita dell’automobile, il consolidamento di tutte le aree di business della rete distributiva (N.d.R.: nuovo, usato, ricambi, officina) attraverso operazioni commerciali e finanziarie che sostengano i fatturati, necessari per la sopravvivenza delle Case e della Rete.
In questo contesto, il Consorzio dei dealer siciliani può svolgere un ruolo chiave ponendosi come interlocutore forte e rappresentativo delle esigenze dei concessionari.
D. In qualità di direttore commerciale Fiat d’area, quali sono le sfide che questo Consorzio dovrà vincere nel breve e nel medio periodo?
E Lei come immagina il futuro?
R. Riprendendo i concetti appena espressi nella mia precedente risposta, ho sempre creduto in tre elementi fondamentali: la forza del Gruppo, l’importanza della Relazione, la Motivazione della Rete. Sono concetti che soprattutto in Sicilia ed al Sud in genere sono più difficili, per così dire, da “digerire”. Vi sono fatti culturali atavici che non ritengo sia il caso di esplicitare in questo contesto, ma che sono dei capisaldi nella tradizione isolana. Mi limito qui a dire che la grande sfida che il Consorzio dovrà vincere nel medio periodo è il superamento delle diffidenze dei suoi componenti. Domani ilConsorzio potrà davvero rappresentare uno degli attori più importanti non solo del settore del'auto ma dell’intera economia dell’isola, capace già oggi di sedere al tavolo delle istituzioni, forte di una rete con più di 1.000 dipendenti, oltre 800 € milioni di fatturato ed in grado di pesare per oltre il 6% del P.I.L. siciliano.sito web ufficiale : http://www.consorzioserviziauto.it/
Sunday, 28 November 2010
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Nasce nel 2005 su iniziativa dei concessionari Fiat, Alfa Romeo e Lancia della Sicilia in un momento di difficoltà per il gruppo torinese a livello nazionale. L'intuizione si rivela, negli anni, giusta: combattere una congiuntura non favorevole con la formula dell'aggregazione. Stop, quindi, all'individualismo siciliano per dare vita, con la guida del direttore Fiat dell'area di Palermo Piero Quattrocchi, ad una realtà che si offre quale interlocutore privilegiato con le istituzioni e le associazioni di categoria nella gestione di problematiche inerenti al settore auto. Tra gli obiettivi del Csa la possibilità di usufruire di economie di scala e di un maggiore potere contrattuale sul mercato ma anche un'attenzione maggiore al cliente finale senza trascurare il potenziamento di servizi forniti ai clienti e l'apertura di nuove opportunità di business
Il Csa, società consortile per azioni, rappresenta un patrimonio di circa 1.000 dipendenti, tra diretti
indiretti, 200 officine autorizzate che operanosu tutto il territorio regionale ed un volume d'affari di circa 600 milioni
di euro. Un colosso che esprime l'esigenza di un gruppo di venti aziende
di consolidare nel mercato siciliano la presenza dei
marchi automobilistici italiani e al contempo si prefigge l'obiettivo di aumentare la redditività
delle imprese consorziate. Subito emerge il successo di un'idea alla quale altre realtà produttive guardano con interesse.
Dal 1° febbraio scorso,
tra l'altro, è stato assunto quale direttore del Csa Ignazio Libreri, che avrà proprio il compito di gestire tutti gli accordi che il Consorzio intraprenderà
con i vari fornitori nell'interesse dei consorziati. Tra gli altri ricordiamo l'accordo con la Mapfre Warranty per la fornitura di Garanzie e quello con Augusta Assicurazioni per la vendita di polizze Furto e
Incendio. " La scelta di stipulare accordi quadro con fornitori di primaria importanza è la strada che con tutti i consorziati abbiamo deciso di intraprendere
nel rispetto delle singole aziende.L'attenzione dimostrataci da aziende quali la Mapfre e l'Augusta ci ha chiaramente mostrato come
l'unico modo per migliorare la redditività in un settore
complesso e competitivo,come quello dell'Automotive, è quello di puntare sulla vendita di servizi di qualità arricchendo di contenuti la nostra offerta.
Il Consorzio si offre anche quale realtà che ha la possibilità di avere una visuale più ampia sulle maggiori problematiche economiche e politiche del mondo dell'auto. Da qui nascono le riflessioni su temi portanti dell'economia dell'isola quali i trasporti da e verso la Sicilia, che attualmente avvengono per
metà via aria e per l'altra via gomma, trascurando del tutto le cosiddette "autostrade
del mare". Il Csa punta quindi ad avviare un dialogo con istituzioni e associazioni di categoria per promuovere lo sviluppo di interporti che ridurrebbero enormemente i costi di trasporto verso l'isola. Secondo dati statistici, infatti, la logistica incide negativamente del 2% sul Pil nazionale


